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    Come sopravvivere al tuo primo volo da sola…

Tratto da una storia vera

Qualche tempo decisi di andare a trovare un’amica che vive a Londra e questa decisione implicava il prendere un aereo da sola ed arrivare in un luogo del non mastico quasi per niente la lingua.

E’ stata una vera e propria avventura e, potessi tornare indietro, la rifarei mille volte ancora; mi sono troppo divertita ma è anche stata una vera e propria comica.

Ma iniziamo dal principio…

Sono partita un venerdì pomeriggio e nel mio bagaglio a mano avevo un quantitativo di schiaccia e prosciutto crudo tale da sfamare mezzo aereo!

Potete pensate quindi voi come già fossi agitata al controllo bagagli: la mia paura era: “e se qualcosa dovesse andare storto e mi volessero buttar via tutta questa buona roba?!?”

Tuttavia il controllo è andato a buon fine. Sono quindi entrata tutta contenta e soddisfatta, sono andata a prendermi da bere e ho cercato il gate indicato sul mio biglietto.

Arrivata a destinazione tutti erano già in piedi in fila ma, essendo il gate ancora chiuso, ho pensato di mettermi comodamente seduta e iniziare a fare i selfie di rito (non mi giudicateeee!!!). Ad un certo punto mi rendo conto che, giusto il tempo di mettere un opportuno filtro alle mie foto, che la fila si è ormai circa la metà e decido velocemente di alzarmi e raggiungere gli altri.

Come raggiungo gli altri passeggeri in coda, passa una tipa e mi appiccica un foglietto sul bagaglio a mano. Incuriosita gli ho dato un’occhiata ma li per li non ho ben capito di cosa si trattasse. Arrivata al controllo della carta di imbarco e del mio documento, chiedo alla hostess “Ehmm…scusi…ma ‘sto coso…cos’è?”

Lei, molto carinamente, mi dice che, siccome i portabagagli sopra i posti a sedere sono pieni, il mio verrà messo in stiva…

TERRORE!

Attimo di panico…e poi come lo riprendo?!? Dove lo prendo?!? ..e se mi perdano il bagaglio?!?

Inizio a scendere nel corridoio per salire poi sull’aereo e il mio sguardo è alla ricerca di altri che, come me, hanno il temibile appiccichino sulla valigia. A prima vista parrebbe che tutti quelli che mi circondano siano stranieri e quindi, impossibilitata dalla mia scarsa padronanza della lingua inglese, mi perito a chiedere informazioni.

Poi arriva il miracolo: vedo una ragazza con i capelli blu che come me ha il bagaglio con l’adesivo e noto sul suo passaporto Repubblica italiana.

Nonostante l’apparenza da Londoner…E’ ITALIANA!!!!!

Nella mia testa iniziano già a formarsi mille idee: questa tipa deve aver già viaggiato qualche volta, saprà sicuramente a chi va dato il bagaglio e dove si ritira una volta giunti a destinazione. Potrei chiacchierare tutto il tempo del volo con lei…che bello! Ma poi subito mi ricordo che i posti sono già assegnati e realizzo quindi che avrò poche probabilità di sedermi accanto a lei…e torno ad essere un po’ triste.

Assorta dai miei viaggi mentali, non mi rendo conto che stiamo andando verso l’aereo seguendo tutti una sorta di fila. Non appena vedo la tipa staccarsi dal gruppo e dirigersi verso dei tizi con il giubbino fosforescente, con un balzo felino la seguo ed è allora che capisco: a pochi metri di distanza da queste persone, dobbiamo semplicemente lasciare il bagaglio.

Continuo a seguire la ragazza sperando di poter fare un po’ di conversazione ma lei si accorge del mio inseguimento e non sembra molto una simpatia ricambiata…così ne approfitto per attaccare il mitico “pippone” e le dico con un sorrisetto compiaciuto che non la sto inseguendo (falso) ma, siccome è la prima volta che volo da sola, non so come muovermi.

Lei non fa grandi gesti e, un po’ sulle sue, scuote leggermente il capo in un accenno di assenso ma non mi da molto spago: la nostra amicizia è già finita.

Salgo sull’aereo e inizia a prendermi l’ansia (non amo volare). Cerco il mio posto e lo trovo quasi subito; noto che ancora non sono arrivati i miei vicini e spero con tutto il cuore che siano italiani, così da poter dare libero sfogo al mio lato logorroico. Si presentano invece due inglesi panciuti, mi salutano, li faccio passare e li mi travolge la tristezza…e io con chi parlo?

Decolliamo (e fin lì tutto apposto). Il viaggio procede abbastanza bene a parte i due inglesi che non si chetano per due ore di fila ed ormai ho la testa che mi scoppia e le orecchie che fischiano stile locomotiva di un treno.

Ci avvertono che stiamo per arrivare: sale dentro di me il panico..

L’atterraggio

Il pilota non sembra essere un asso dato che stiamo ballando la samba già da un po’; si avvicina il momento dell’atterraggio e dopo pochi minuti arriva l’impatto delle ruote sul suolo ma io non sono pronta e così, presa dallo spavento, mi parte un mezzo urletto e afferro la coscia del tipo inglese accanto a me.

Ok…sono atterrata. Sono viva e vegeta. Nel mentre ho ancora la mano sulla gamba del mio vicino di viaggio, mi rendo conto però di aver fatto una cosiddetta figura di m*****, così mi giro ancora paonazza nel viso ed emetto un debole “Sorry” con un falsissimo sorrisetto da chi ha appena visto la morte in faccia.

Ci prepariamo per scendere dall’aereo e, dietro i consigli della mia amica londinese, cerco di ricordare il tragitto (che mi ha fatto imparare a memoria) per raggiungere il controllo passaporti. Avevamo studiato le varie opzioni e ricordo che mi ha descritto la strada e le cose da fare nel caso in cui avessero messo il mio bagaglio in stiva.

Ma ahimè, con tutte le emozioni dell’atterraggio, avevo dimenticato tutto e ogni cosa sembrava diverso da come me lo aveva descritto e soprattutto, tutti parlavano velocissimo e non capivo nulla.

A quel punto il mio spirito di sopravvivenza si rimpossessa di me e inizio a osservare chi come me non ha il bagaglio (cerco di scorgere tra la folla la ragazza con i capelli blu di prima ma nel gran trambusto l’ho persa di vista).

Arrivati al ritiro bagagli, il mio sguardo si perde sui mille schermi su cui ci dovrebbe essere scritto il numero del nastro per ritirare il mio ma questo tarda ad arrivare.

Da brava ansiosa quale sono, inizio a guardarmi intorno un po’ agitata. Un vortice di pensieri e film mentali sta per attanagliarmi quando…sento voci italiane!!! Stanno dicendo che è il numero 5, così mi giro e li seguo…prendo finalmente il bagaglio e mi appropinquo verso l’uscita.

Tempo di prendere il bus

Prima del viaggio sono stata istruita a dovere su dove acquistare il biglietto del bus che mi porterà a Londra, così mi dirigo tutta sicura verso il box della National Express e mi metto in fila. Arrivato il mio turno, il ragazzo mi dice qualcosa in inglese che non capisco ma io imperterrita vado decisa con la mi frase fatta: “One ticket for Stratford…one way!” pago e tutta orgogliosa esco dall’aeroporto.

Bene! Sono fuori dall’aeroporto ma non si vede nemmeno uno straccio bus National Express…solo linee urbane. Il panico sta salendo, così decido di aprire la valigia e aprire la stecca di sigarette che avevo portato in omaggio alla mia amica ed inizio a fumare a stoppino presa dall’ansia, dato che non vedo passare nemmeno un bus.

In quel momento sorge dentro di me una domanda: “Forse non è qui che devo prenderlo, mi toccherà chiedere a qualcuno.” Così prendo coraggio (nel mentre ho fumato un’altra sigaretta ) e mi avvicino a due ragazzi con il biglietto del bus in mano e, in un inglese arrangiato, gli chiedo dove posso prendere il mezzo per andare Stratford. EUREKA!! Mi capiscono!! E mi rispondono pure!! Ma…di tutto quello che mi dicono capisco DOWN. Ok, penso dovrò scendere!

Riparto alla velocità della luce perché ho paura di perdere il bus. Mancano solo 5 minuti alla partenza e ho perso tempo a fare la cretina davanti all’aeroporto!

Scendo di corsa. Sto sudando come un maiale ma non mi interessa. Finalmente, ad un certo punto vedo il bus con scritto NATIONAL EXPRESS!!! Aahhhhhh, c’è l’ho fatta!!

Ma ancora non so che non è finita qua

Mi metto davanti alla porta del bus in attesa che la tipa mi controlli il biglietto e mi permetta di salire, ma lei continua a guardarmi male e non viene verso di me. Non capisco proprio perché questi inglesi abbiano uno sguardo così sibillino, allora inizio ad agitare le braccia e sembro essere ad una competizione di break-dance. Alla fine mi viene incontro e, senza dirmi niente ( gentilezza optional), mi guarda il biglietto e mi prende il bagaglio per metterlo sotto, poi mi indica di salire.

OK, sono salita: tra meno di un’ora sarò a Londra!

Inizio a cercare un posto sul bus ma è tutto pieno. Mi ritrovo in fondo accanto al bagno e sopratutto accanto ad un tipo con la musica nelle orecchie che, o sta facendo dei versi strani intenzionalmente oppure ha un tic molto accentuato. Ma va bene, penso, non può succedermi più nulla ormai, quando con disinvoltura distolgo lo sguardo da finestrino e mi rendo conto che il tipo seduto dall’altra parte dei seggiolini mi sta fissando con uno sguardo tipo Psyco.

Il viaggio in bus passa tra una mossa di testa del capellone accanto e lo sguardo del maniaco.

LONDRA FINALMENTE!!!!

I tre giorni a spasso per Londra con la mia amica Giulia passano alla grande tra cazzate, risate, foto, scherzi e piedi gonfi come gommoni.

China Town durante il capodanno cinese. 28-01-17

Non importa dove sei ma con chi passi il tuo tempo e posso dirvi che sono stati tre giorni fantastici!

Purtroppo è solo una breve parentesi: il lavoro chiama e bisogna tornare in Italia. Il lunedì quindi, dopo un pomeriggio di shopping sfrenato, riprendo il bus sul quale Giulia mi carica e ritorno nel mistico luogo dell’aeroporto!

Aeroporto a noi due: riccomi qua!

Arrivata. Ormai sono navigata e so come muovermi trasudando sicurezza da tutti i pori. Vado subito a fare il controllo per entrare nella zona duty free ed ovviamente il mio naso da tartufo fiuta subito degli italiani. Così mi metto dietro un’allegra famigliola e vado a fare il controllo bagagli. Passato questo, sono dentro e quindi, ormai molto tranquilla, inizio a girellare tra i vari negozietti dato che devo aspettare il volo: il mio gate chiuderà alle 19.20.

Dopo vari giri decido di fare l’internazionale e di prendermi una zuppetta giapponese da mangiare. Vado per ordinare e dico take away! per poi invece mettermi a sedere…realizzo solo dopo che forse forse non era l’espressione giusta. Ma non importa! Perché non ho nulla da temere, ormai il peggio è andato. Inizio così a gustarmi la mia zuppetta, mi rilasso, prendo il cellulare, faccio selfie, chiamo casa…e senza accorgermene il tempo passa, fino a che mi rendo conto che sono le 19.10.

Fase 2: muovere il culo

Riprende dentro di me il panico e mi guardo intorno ancora con i noodles in bocca. Vedo su uno schermo che per arrivare al mio gate ci vogliono dieci minuti e dieci sono i minuti che mi restano per arrivare prima che chiuda! Inzio così a correre all’impazzata quando vengo superata da altri due ragazzi che, come me, stanno perdendo un polmone e che riconosco subito essere italiani dato le mille bestemmie che tirano! Arriviamo ad un piano dove ci sono vari gate ma, fra tutti, del nostro non v’è traccia…un vero mistero! Impiego un secondo per rendermi conto che però non è un mistero ma è solo un po nascosto e colmo di persone in piedi perché l’aereo è in ritardo…siamo salvi!! Mi metto quindi in fila  e aspetto che ci facciano imbarcare.

Il viaggio di ritorno va tutto per il verso giusto tranne il signore accanto che ci delizia levandosi le scarpe..mai una gioia.

Atterriamo a Pisa un po’ in ritardo ma tutto va per il verso giusto. La mini vacanza è finita e un po’ di tristezza mi assale ma in compenso  le emozioni provate in così pochi giorni sono tali da farmi dimenticare la tristezza.

Ma soprattutto, adesso, cara tipa con i capelli blu, l’aeroporto non ha più segreti per me!

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