adnan

 

Questa è una storia vera. Merita di essere conosciuta. E’ la storia di Adnan che dalla Siria, dopo un lunghissimo viaggio è riuscito ad arrivare in Germania. E’ una storia a lieto fine e vogliamo condividerla con i nostri lettori. Riteniamo sia utile mantenere alta l’attenzione su quella sporca guerra e lo faremo dando voce a chi voce non ne ha. I profughi, gli ultimi, i dimenticati. Coloro che guardiamo con un po’ di paura e un po’ di disprezzo. 
Sono persone come noi. Uomini, donne e bambini come noi con i medesimi sentimenti e dei sogni da realizzare.

Nel nostro blog non parliamo di politica, ma di speranza, ecco perché vi raccontiamo questa storia.

SIRIA

Cosa puoi fare quando la morte ti segue ? Quando estirpa i tuoi sogni ? Quando gli aerei di guerra volano sopra la tua testa ? E contro i tanks ? Cosa fareste voi ?

Mi chiamo Adnan. Ho 16 anni. Vengo da Qamishlo, una città nel Kurdistan siriano. Mi piacciono i computer e giocare a pallone in strada con gli amici.
Vivevamo tutti in armonia malgrado la diversità della popolazione e avevamo una vita stabile e sicura prima della guerra. Mi piaceva la scuola e studiavo molto, ero motivato ad entrare nella scuola superiore di informatica ma poi é iniziata la guerra e a scuola non ci sono andato più. Avevo 11 anni.
Le condizioni peggioravano di giorno in giorno: non avevamo elettricità e riscaldamento, scarseggiavano acqua e cibo, tutto divenne molto caro.
Un giorno si messe a nevicare, ed ero cosi felice ! Sono uscito in strada a giocare a palle di neve con i miei amici e all’improvviso abbiamo avvertito un gran rumore come una grande voce molto arrabbiata. Un attacco così vicino a noi, ero spaventatissimo, sono corso a casa.
Non riuscivo più a riscaldarmi, non c’era niente per riscaldarsi, nel mio letto sotto il lenzuolo piangevo e non capivo perché ci stava accadendo questo. Io volevo solo giocare e andare a scuola, mi sentivo cosi inutile.

Tre anni di Rivoluzione, durante i quali abbiamo sofferto molto: non potevamo più uscire di casa, andare a scuola, vivevamo come in scatola (freddo, buio, fame), a giorni l’unica cosa che avevamo da mangiare era pane ammuffito. E la cosa peggiore era vedere tutti quei morti dappertutto davanti ai nostri occhi, ovunque sangue, la voce delle bombe no-stop.
Dopo tutto questo mio padre decise di mandare me e mia sorella di 18 anni in Turchia, e anche se noi non volevamo andarcene, cosa puoi fare quando la morte ti segue? Quando estirpa i tuoi sogni, quando gli aerei di guerra volano sopra la tua testa, cosa puoi fare contro i tanks?

Cosa fareste voi?

Una settimana dopo abbiamo trovato un uomo, il suo lavoro era portare le persone in Turchia. Mio padre lo contattattò ed egli la settimana successiva ci chiamò per dirci di prepararci per il viaggio, chiese 700 dollari per ciascuno di noi. Ho venduto il mio computer e tutto quello che avevamo in casa fino a che abbiamo avuto i soldi.
Abbiamo lasciato la Siria di notte per raggiungere il confine turco. Tutto era così buio e faceva freddo, abbiamo corso per due ore per attraversare il confine, e ce l’abbiamo fatta arrivando salvi. Siamo arrivati in un parco di una città e lì abbiamo trascorso tutta la notte aspettando che arrivasse il mattino…

TURCHIA

Ci sentivamo felici e pensammo di essere finalmenti liberi e salvi, ma ci sbagliavamo

Quando ci svegliammo c’erano molte persone nelle strade e i bambini andavano a scuola. Ci sentivamo felici e pensammo di essere finalmenti liberi e salvi, ma ci sbagliavamo.
Io e mia sorella andammo a vivere nella cantina della casa di mio cugino. Dopo un poco ho trovato un lavoro in una fabbrica che era pero molto duro e pesante e le persone che lavoravano con me ridevano di noi e ci prendevano in giro. Mia sorella rimaneva a casa, non volevo assolutamente che lavorasse con questa gente e che la trattassero come trattavano me. La situazione era pessima e non volevo chiedere soldi in strada. Come potevo voler i loro soldi ?

Alla fine ho lasciato il lavoro perché non sono stato pagato per i cinque mesi che ho lavorato, dicevano che non ero buono a nulla alla mia età nel loro paese. I turchi ci guardavano male, ci trattavano con razzismo e ingiustizia, ci ridevano dietro perche eravamo rifugiati siriani e altri perche eravamo curdi.
Dicevano che avremmo dovuto avere banane e non smartphones e quando andavamo al mercato tutto era più caro per noi. « Se non vuoi comprare allora vattene ». Stessa cosa sull’autobus o sul treno.

Il viaggio della speranza

Mio padre ci raggiunse in Turchia, e quando capì la situazione restò molto deluso e decise di andare in Germania e iniziare il processo di riunificazione per tutta la famiglia. Partì con speranza.
Trovai un nuovo lavoro in una caffetteria, lavoravo 16 ore al giorno. Un giorno mi ammalai e non ci andai. Un giorno solo. Mi licenziarono. Non ne potevo più. Non potevamo più restare.
Così decidemmo di arrivare in Grecia passando attraverso gli altri paesi per raggiungere mio padre in Germania. C’erano molti turchi e siriani che trasportavano persone fino a laggiù. Uno della mia famiglia ne conosceva uno: volevano 2500 euro per me e 2500 euro per mia sorella. Non avevamo questi soldi, ma mio padre fece dei debiti in Germania per averli. Una volta raccolto il denaro sufficiente potemmo partire.

Era una scelta difficile perché si trattava di un viaggio tra la vita e la morte, ma era anche la nostra unica speranza per ricominciare a vivere. Raggiungemmo la costa in una citta chiamata Cesme, vicino Smirne, insieme a molta altra gente nel mezzo della notte.
L’uomo disse che avrebbe caricato solo 37 persone a bordo, ma ci stava mentendo. Salimmo sulla barca che era cosi piccola per tutti noi! Eravamo 78 a bordo e la barca era per 40. Salimmo tutti quanti comunque. Quando il motore si accese chiusi gli occhi e inizia a pregare per la sopravvivenza….

L’orrore della guerra e del viaggio in mare per raggiungere l’Europa

GRECIA

Non é meglio morire velocemente che morire lentamente ?

Un’ora nel mezzo del mare della morte. Quando riaprii gli occhi vidi delle luci: la Grecia! E’ un’isola, si chiama Chios. Raggiungemmo la spiaggia e alcune organizzazioni erano pronte ad aiutarci a scendere dalla barca. Ragazzi, persone come noi. Ci hanno dato acqua e coperte e ci hanno portato verso i bus, la direzione era il confine con la Macedonia.
Dopo un altro lungo viaggio siamo arrivati sul confine della Macedonia, in un posto chiamato Idomeni. C’erano molte persone che vivevano in piccole tende. Chiesi a qualcuno da quanti giorni si trovasse lì, mi rispose una settimana. Mi chiesi come era possibile aver resistito così tanto, ma anche noi restammo a lungo, in una piccola tenda, sotto la pioggia, al freddo. La nostra piccola tenda non reggeva l’acqua e il vento, ed io ero stanco e debole come mia sorella, non smettevo di chiedermi «non è meglio morire velocemente che morire lentamente?».

Il campo profughi

Era un luogo difficile in cui vivere. Aspettavo per ore in coda per avere del cibo, ma almeno c’erano dei ragazzi di un’organizzazione che distribuivano shorba (zuppa calda di verdure) e passavmo il tempo con loro ballando e giocando a pallone.
Un giorno la polizia arrivò per darci un foglio del governo greco, ci dicevano che dovevamo andarcene in fretta, l’azione era coordinata dall’ufficio delle domande d’asilo. Alle 5 di mattina c’era molta polizia e i militari e ci dissero che dovevamo prendere le nostre cose e salire sul bus per andare nel campo profughi.
Avevo paura ad andarmene, ma mi dicevo che forse la frontiera avrebbe riaperto se ce ne andavamo.

Cosi abbiamo preso quel bus e siamo arrivati al campo militare di Kalochori, a 5 km da Thessaloniki. Eravamo 500 e le condizioni  erano ancora peggiori, il cibo pessimo o marcio, non avevamo niente. Un giorno sono pero arrivati dei fantastici volontari che ci aiutarono a migliorare la situazione. Ho conosciuto splendide persone e iniziato ad aiutare nella costruzione della scuola, nella distribuzione di cibo e verdura alle tende. Ho imparato l’inglese, che avevo cercato di imparare a scuola,ma poi ho capito che la scuola non è solo tra quattro mura, la scuola è dappertutto. E così ho imparato l’inglese in Grecia in un campo profughi. Mi mancava la mia casa, mi mancava la Siria.

Il laptop ed i cartoni animati

Un giorno, un buon amico, volontario spagnolo mi portò un laptop. Adoravo quel laptop. Potevo mostrare dei cartoni animati ai bambini! Ero felice perché i bambini sono parte di me, li amo molto e passavo tutto il mio tempo giocando con loro per fargli dimenticare le cose brutte. Questo regalo mi aiutò molto e non lo dimenticherò mai.
Ed ero felice perchè c’erano persone da tutto il mondo per aiutarci, mano nella mano ed eravamo una sola famiglia e organizzavamo dei «birthday club» per festeggiare i compleanni di tutti i bambini, facendoli divertire e restituendo il sorriso ai loro volti.
Ma già 9 mesi erano passati da quando ero arrivato in Grecia e continuavo a sperare che un giorno sarebbe finita.
E finalmente dopo 11 mesi in Grecia arrivò la la buona notizia che stavamo aspettando: il nostro visto era pronto e potevamo volare in Germania! Mi sentivo strano a lasciare Kalochori un luogo che amavo per tutte le splendide persone che avevo incontrato. Sono immensamente grato a tutte le stupende persone che ci hanno aiutato e restituito la speranza.

Adnan e Giulia

Adnan e Giulia, una volontaria italiana nel campo profughi in Grecia

GERMANIA

In Siria avevamo tutto quello che avete voi. Abbiamo una mente e un corpo e sentimenti proprio come voi. Sono musulmano e orgoglioso di esserlo

Adesso mi trovo in Germania, già da un anno. Finalmente sono libero di studiare e continuare con i miei sogni. Ho un appartamento sicuro con la mia famiglia e posso andare a scuola senza rischiare di venir ucciso da una bomba. I tedeschi ci guardano con paura, alcuni sono spaventati, hanno paura che siamo terroristi.

Finche sarò qui voglio dire all’Europa e al mondo intero che non siamo venuti per i soldi e niente di simile. Eravamo felici in Siria, ma la guerra é scoppiata distruggendo tutto, tutto. Non siamo terroristi, non siamo venuti senza motivo, siamo stati obbligati ad andarcene. Nessuno sceglie di lasciare la sua casa e il suo paese, avevamo tutto quello che avete anche voi qui, abbiamo mente, corpo e sentimenti proprio come voi, non vogliamo la guerra da nessuna parte.

E se un giorno accadesse a voi ? La vita non è solo il presente, la vita non è solo oggi. Cosa fareste voi?
Il nostro desiderio non è cosi grande : respirare in pace, studiare, vivere, non è molto, non credete?
Sono musulmano e sono fiero di esserlo. Ma questo non fa di me un terrorista.
Sono un profugo, sono un rifugiato, sono un umano, merito di vivere, come voi, come tutti.

L'Europa vista con gli occhi di un bambino siriano

L’Europa vista con gli occhi di un bambino siriano

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