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Questa intervista nasce grazie a Giulia Baccosi, anima stupenda ed amica che non vedo da troppi anni. In questo girovagare di mondi, nonostante il tempo che scorre senza darci tregua, so che ci rivedremo un giorno, da qualche parte.
E’ grazie a lei, dicevo, che ci ha messo in contatto con Nor Mohamed e dopo qualche lunga telefonata e molte mail..eccoci qui. Le sue parole sono come macigni e la guerra in Siria non è più un argomento che possiamo ignorare. Il nostro blog solitamente parla di sogni, di speranze e di connessioni. Per questo motivo ci sentiamo in dovere di raccontarvi questa storia, attraverso le parole ed i ricordi di una persona che l’ha vissuta in prima persona.

Eccola qui, lui è ragazzo della mia età, in fuga dal suo paese. Ho scoperto della sua esistenza attraverso una foto su Facebook, così per caso. Pochi secondi per fissare un concetto, un particolare, una parola. Devono bastare pochi secondi per non farsi scivolare via un volto, una storia. Siamo bombardati di notizie e di video, che compaiono e scompaiono dai nostri monitor senza lasciare alcuna traccia. In questo caso sono bastati per volerne sapere di più. Per aumentare l’eco della sua voce nel mondo, o almeno in quello virtuale.

E’ assurdo dover convivere con queste notizie come se fossero una cosa distante da noi, come un film o un videogioco. Ragazzi, è davvero una cosa inconcepibile dover ascoltare questo. L’unica cosa che possiamo fare noi, comodamente seduti davanti ai nostri schermi, è di rendere reali racconti come questi, facendoci i conti.

Parliamone, della Siria. Noi lo facciamo così.

 

-Grazie per questa intervista, puoi raccontarci qualcosa di te?

Grazie a voi! Io sono Nor, ho 27 anni. Sono nato ad Afrin, in Siria e sono orgoglioso di essere siriano-curdo. Penso che tu sappia che cosa sta succedendo nel mio paese da ormai troppi anni. Mi sento paralizzato perché sono cosciente di non contare abbastanza. Non ho più niente, tranne la mia voce. Per questo vorrei che queste parole le leggessero più persone possibile perché sono stanco di vedere come ogni Dio ci abbia dimenticato. Oggi, Afrin e tutte le città siriane che vengono bombardate hanno bisogno del tuo aiuto.

Unisciti alle mie mani e dì: “Basta, ferma la guerra”. Diffondiamo la pace in questo mondo. Le persone oppresse hanno bisogno di te. Dai loro la tua voce.

Qual’è stata l’esperienza più difficile che hai affrontato nel tuo lavoro come rifugiato?

E’ davvero difficile lavorare come un rifugiato volontario, ma anche così posso aiutare altri rifugiati in molti modi diversi. Posso condividere con loro alcune esperienze che abbiamo in comune, cerco di aiutarli ad ambientarsi ad una condizione nuova e provo a far conoscere le loro storie.
Ci sono tre esperienze veramente potenti che mi hanno toccato durante il mio lavoro di volontario.

.1 Il bambino

Prima di lasciare la Grecia per raggiungere la Francia, c’è stato un incontro che ho avuto con un bambino. Stavo distribuendo frutta e verdura in un campo lontano, quando vidi un bambino iracheno che piangeva giù in strada, solo. Dopo che terminai il mio lavoro, lo raggiunsi per capire come mai fosse triste e stesse piangendo. Quando lui alzò lo sguardo e guardò dentro ai miei occhi, esattamente in quel momento, mi accorsi che stavo piangendo anche io.

Aveva soltanto sei o sette anni e iniziò a raccontarmi con un filo di voce “noi stiamo combattendo contro nostro padre, vogliamo tornare a casa, non ci piace qui.” Quando ho sentito queste parole, è stato davvero difficile per me consolarlo. Anche io sono un rifugiato, ho passato dei momenti duri, e nonostante tutto ciò che ho passato, è davvero triste ascoltare le parole di un bambino di sei o sette anni che mi dice di aver litigato con suo padre e che vuole tornare a casa. Posso solo immaginare questo bambino, quanto in quel preciso istante stesse odiando tutto di quel campo.
Allo stesso tempo, stavo pensando che non avrebbe dovuto pensare quelle cose, lui era un bambino, avrebbe dovuto pensare solo a quello che avrebbe voluto mangiare, a quello che avrebbe voluto bere, a giocare e a dormire. Solo questo, niente più. Ma quando l’ho guardato negli occhi, mentre stava ancora piangendo, mi sono sentito come se non fossi in grado di sostenere il suo sguardo. Ho sentito un dolore nel petto. Ho cercato di mantenere il controllo di me e sono rimasto al suo fianco sorridendogli e parlando con lui, cercando di farlo divertire. Così quando finalmente ha smesso di piangere e mi ha sorriso a sua volta, mi sono sentito un poco meglio, ma dopo, una volta solo, le lacrime hanno iniziato a solcare le mie guance.

Non so spiegarlo esattamente, ma è stato davvero difficile. L’incontro con quel piccolo e vedere la tristezza nei volti dei bambini di quel campo, mi ha fatto promettere a me stesso di dare vita ad un progetto, ho sentito come una chiamata: riportare energia positiva. Ho messo insieme un team di volontari, cercando delle attività speciali che potessero portare gioia e divertimento ai bambini. Abbiamo contattato un parco acquatico locale e una società di trasporti e in comune accordo ci siamo prodigati con i loro familiari per delle giornate divertenti da passare insieme, dove finalmente hanno potuto dimenticare il campo per sentirsi semplicemente dei bambini normali.

.2 i miei compagni di campo

Prima di lasciare la Grecia, sono tornato in quel campo per salutare i miei compagni. Una vecchia donna, si è avvicinata e mi ha abbracciato, mentre tutti intorno a noi piangevano. Quando ho sentito questa vicinanza, il mio cuore ed il mio corpo si sono rotti in mille pezzi. Stavo quasi per rinunciare a partire per la Francia per rimanere con loro, in Grecia, in quel campo. Quello era il mio stato d’animo.  Loro mi dissero: “Tu stai andando, chi ci aiuterà adesso? Qui, nel mezzo al niente?”

Così quando ho sentito queste parole dall’anziana donna, non avevo nessuna risposta. Non sapevo cosa dire, perché sapevo che ci sarebbero state altre persone pronte ad aiutare, ma in quel momento ero come bloccato. E’ stato molto difficile. Così, in quel momento ho cercato di essere forte. Quando gli altri piangono, deve esserci qualcuno di forte, che non pianga. Così risposi: “Non preoccuparti: ci saranno altre persone, persone meglio di me..”. Il loro rispetto ed il loro affetto è stato qualcosa di incredibile, è ciò che mi ha spinto a fare tutto ciò che era in mio potere per aiutarli.

.3 La donna irachena

In uno dei complessi residenziali urbani, c’era una donna irachena. Era una persona molto educata e con un’istruzione alta; infatti era uno dei migliori medici del suo paese. Suo marito occupava una posizione alta nella gerarchia militare. I paramilitari dell’ISIL (lo Stato Islamico) l’hanno violentata, facendole cose orribili, proprio di fronte a lui, in seguito lo hanno ucciso, insieme ad uno dei suoi figli. Davanti ai suoi occhi,e dopo hanno colpito  il secondo figlio con un’auto. Anche se è sopravvissuto, è stato gravemente ferito, riportando cinque fratture ad un braccio. Il terzo figlio, il più piccolo, dopo aver visto l’omicidio del fratello ha smesso di parlare.
Quando la loro cittadina è stata finalmente liberata dall’ISIL, la donna cercò di portare in salvo ciò che rimaneva della sua famiglia affrontando il viaggio della speranza verso l’Europa.

Io non ho bambini, ma dopo averla ascoltata e dopo averla guardata negli occhi, posso solo immaginare le difficoltà che ha affrontato. Durante la traversata dalla Turchia alla Grecia, il loro gommone ha avuto un problema e molte persone sono cadute in mare. C’era una donna che sapeva nuotare, ma aveva avuto un figlio recentemente, ed il taglio cesareo si era aperto iniziando così a sanguinare. C’erano anziani e bambini molto piccoli. In quel momento vigeva il caos più assoluto. La donna – mi raccontò – si trovava sul gommone stringendo a sè i propri figli ma uno di loro scivolò in acqua e lei non sapeva cosa fare. In quel momento, il bambino più piccolo iniziò a parlare nuovamente. Urlò con tutta la sua forza “aiutateci!”. Così un uomo aiutò il fratello a salire sul gommone.

Una volta arrivata in Grecia, è stata fortunata ad avere un appartamento in un complesso residenziale. Nonostante questo la donna non era al sicuro. Mi ha avvicinato per chiedere aiuto, perché qualcuno aveva provato a molestare i suoi figli e voleva sapere se potevo aiutarla ad andarsene. Ho fatto quel che ho potuto: ho riferito l’accaduto alle autorità, ma purtroppo niente è stato fatto per loro.

Queste sono tre testimonianze che non dimenticherò mai.

Una bambina del campo profughi

Una bambina del campo profughi

-Che cosa vorresti trasmettere alle persone sul tuo lavoro con i profughi, e sulla loro condizione? Oggi la figura del rifugiato è molto stigmatizzata, da una certa parte del movimento politico e dai media. Che cosa significa per te combattere questo pregiudizio?

Questo è quello che voglio dirvi:

La prima cosa è riflettere sul fatto che siamo tutti esseri umani.
La seconda è quella di non fermarsi nel fare le cose che possiamo fare, o che vogliamo fare, per aiutare le persone.
Molte persone vedono ciò che accade nel mondo e potrebbero fare qualcosa, loro sentono, sono umani ma preferiscono chiudere gli occhi ed andare avanti.
Parlare a queste persone, che non sono rifugiati, è la cosa più importante per tutti quelli che in questa vita non pensano solo a loro stessi e la propria famiglia. Quando Dio ci ha fatto nascere su questa terra, non ci ha detto di pensare unicamente a noi stessi, alla nostra famiglia e al nostro piccolo orticello.

Un giorno o l’altro tutti lasceremo questa terra. Nessuno vive per sempre. Se tu hai tantissimi soldi, quando morirai, che fine faranno? Sicuramente non potrai portarli con te. E allora tanto vale rendersi utili, fare del bene. Che ne farai di tutti quei soldi, dicevo? Certo, serviranno per i tuoi figli, ma allo stesso tempo, ci sono molte altre persone. I miei bambini mangiano, bevono e sono al sicuro. I soldi sono importanti, ma non sono tutto.

-Cosa provi nell’essere un profugo?

Molte persone hanno paura dei rifugiati, anche se non sanno cosa sia un rifugiato e non ne hanno mai conosciuto uno. Io sono un profugo, ma sono uguale a te. Siamo per prima cosa esseri umani. Ho gli occhi come te. Ho un cervello come te. Forse sei più intelligente, o forse lo sono io, il punto è che entrambi siamo esseri umani.
Per un rifugiato la situazione è molto più complicata che per chiunque altro. In primo luogo perché lui non ha scelto di andarsene dal proprio paese, ma vi è stato costretto. Persone che probabilmente non hanno più una casa, o hanno perso la famiglia e che arrivano in Europa con la speranza di iniziare una nuova vita.

Mi piacerebbe che venisse portato rispetto ai rifugiati. Pensate a questa cosa. Perché delle persone siriane dovrebbero venire in Europa? Perché sono costretti a diventare rifugiati? Pensate che perché sono un ragazzo giovane, io sia in Europa adesso per guadagnare meglio? O forse perché non ci sono ragazze abbastanza belle in Siria? O forse credete che io sia venuto qua perché questo è un bel paese? Anche il mio, era un bellissimo paese. E le ragazze, erano davvero belle. Avevamo tutto.

Io non voglio uccidere una sola persona in vita mia.

Sento di avere così tanta energia e tanto amore, e molte idee e emozioni nel cuore da condividere con gli altri. Così, nel mio paese, non ho queata possibilità, mi è negata. E non voglio morire. Così c’è un’unica scelta: diventare un rifugiato. Se gli altri pensassero a questo, sicuramente potrebbero rispettarci un poì di più.
Se nel mio paese, non ci fosse la guerra, io potrei visitare il mondo come un semplice turista. E dopo, potrei tornare a casa mia.

L’altra cosa che voglio dire, è che molte persone hanno paura perché i media pubblicano spesso notizie negative che riguardano i rifugiati. Nel vostro paese ci sono persone buone e persone cattive. Il punto è che ogni essere umano può sbagliare. Non importa quante cose belle e meravigliose hai fatto nella tua vita, basta un’unica cosa sbagliata e verrai ricordato per quello. Tutti abbiamo fatto errori nella nostra vita. Senza errori non potremmo imparare. Allora, ciò che vorrei dirvi è che che nonostante le brutte notizie che circolano, non dovete avere paura di questa parola, soltanto perché un giornalista ha scritto che un immigrato è un delinquente.

Oggi, ci sono 65 milioni di rifugiati nel mondo. Lo sai che una persona su tredici è un rifugiato? Anche io lo sono! Allora, se uno ha sbagliato, io non voglio pagare per il suo errore e tu non dovresti punirmi. Le persone dovrebbero capire questo.
Hey, io sono un essere umano come te. Potrei essere anche migliore di te? Forse ho dovuto passare molte bruttissime situazioni nella mia vita? Ma è soltanto per ciò che è successo nel mio paese che adesso sono qui. Non esiste nessuno in questo mondo che vorrebbe essere un rifugiato in un altro paese. Ci si sente male, ci i sente di merda, strani. E’ molto difficile. Ricominciare è davvero difficile.

Quando dico alle persone che dovrebbero rispettare chi si trova in questa condizione, intendo questo. Porto il mio esempio.
  1. Ora, posso vivere in Europa, esattamente come un cittadino europeo;
  2. Io rispetto la vostra religione, rispetto il vostro Dio, rispetto ciò in cui credete;
  3. non ti farò mai male;
  4. Io vorrò sempre condividere l’amore con te;
  5. Io vorrò sempre sorridere con te.

 Pensi che sia facile per me parlare così? Ho avuto davvero tanti problemi e mi sono successe cose orribili in passato,alla fine sono arrivato in Europa per ricominciare. Ho dovuto imparare una nuova lingua, ho imparato a vivere come un europeo, ho condiviso il mio amore, i sorrisi, ho superato molti ostacoli. Credi che sia stato semplice?

Se hai letto questo articolo dall’inizio, forse potrai immaginarti un po’ meglio chi sono coloro che scappano dalla guerra, come agiscono, quello che provano. Ti ringrazio per il tuo tempo. Come rifugiato, noi crediamo in una cosa: la vita è sempre bella e è piena di sorprese. Non molleremo mai. E faremo del nostro meglio per vivere in un luogo sicuro che chiameremo casa, dove condividere l’amore e provare a realizzare i nostri sogni.

Nor insieme ad altri volontari provenienti da tutto il mondo

Nor insieme ad altri volontari provenienti da tutto il mondo

-Cosa vuol dire essere un rifugiato curdo?

Essere un rifugiato curdo, vuol dire essere rifugiati ancher nel nostro stesso paese e non solo in Europa. In Siria siamo considerati ancora meno, è davvero difficile avere una vita normale e dignitosa. Abbiamo una lingua ma non possiamo parlare, leggere o scrivere. Arabi e Curdi non hanno gli stessi diritti ed esistono molte diseguaglianze: se un arabo guadagna 10.000 lire, un curdo ne guadagnerà 8.000 per il medesimo lavoro. Anche prima della guerra, durante il servizio militare ai curdi venivano assegnati i posti peggiori.

Non abbiamo diritti, non li abbiamo mai avuti e così va avanti da generazioni e generazioni. E questo non vale soltanto per la Siria, ma anche per l’Iran, l’Iraq, la Turchia. La relazione della Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite mostra anche prima della guerra, come le leggi del mio paese hanno reso la vita più difficile per i siriani curdi.

http://lib.ohchr.org/HRBodies/UPR/Documents/session12/SY/KIS-KurdsinSyria-eng.pdf

Quando andavo a scuola, un giorno ho fatto un errore e ho parlato curdo nella mia scuola. Il mio maestro, mi colpì sul viso e disse: “Lo sai che non si può parlare curdo a scuola.” Avevo 10 o 11 anni,lavoravo in una fabbrica del mio paese ed andavo a scuola ad Aleppo. Quando la mia insegnante mi ha colpito, ho sentito molto, molto male. Ero piccolo e non capii.
Non capivo, perché non potevo parlare la mia lingua? Perché gli arabi avevano dei diritti ed io no? Non voglio dire cose scortesi, vorrei solo essere considerato come una persona, senza ostacoli e barriere da dover superare solo per il fatto di essere nato curdo. Poter studiare, lavorare e avere le stesse opportunità degli altri.

In questo momento, il presedente turco Erdogan accusa curdi di non essere veri musulmani. Egli sta alimentando l’odio contro il mio popolo. Se Erdogan sta dicendo che non siamo veri musulmani, dovrebbe controllare le notizie, le immagini sui social media, e vedere quanti figli ha ucciso con le sue bombe, e dovrebbe quindi porsi la domanda: chi è musulmano e chi non lo è? Chi è un essere umano e chi no?.

I diritti umani devono valere per tutti! Grazie per aver condiviso la mia storia.

 

 

Alessandra & Nor

 

 

 
 
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