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27 Gennaio 1945:

Vengono abbattuti i cancelli del campo di sterminio di Auschwitz ed è cosi che si rivela l’orrore del genocidio nazista. Questo giorno è stato scelto dall’Onu come “il giorno della memoria” per commemorare le vittime del nazismo, dell’Olocausto e in onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati.

Un po’ di storia.

Sempre più spesso, durante le gelide notti, i prigionieri  venivano svegliati da forti esplosioni. Era il segnale che l’Armata Rossa si stava avvicinando ogni giorno di più. Il 18 gennaio, per paura che l’esercito sovietico li catturasse, i gerarchi nazisti avevano iniziato la ritirata. Tutti i prigionieri sani furono evacuati: le SS portarono con sè più di 60.000 detenuti per un’ultima e terribile “marcia della morte” verso i lager dell’Ovest. Solo pochi di loro arrivarono. 

27 gennaio 1945: la liberazione di Auschwitz

Per cancellare le tracce dei loro crimini il 20 gennaio, ad Auschwitz, i nazisti avevano fatto saltare i forni crematori 2 e 3, dove erano stati bruciati i corpi di centinaia di migliaia di ebrei. La notte tra il 25 e il 26 fu la volta del crematorio 5. Il giorno dopo le truppe sovietiche della Prima Armata del Fronte Ucraino, comandata dal maresciallo Koniev, entrarono nel campo di sterminio: trovarono 7.000 prigionieri ancora in vita. Erano quelli abbandonati dai nazisti perchè considerati malati. Quegli attimi terribili il mondo ancora oggi, dopo 69 anni, li ricorda come il ‘Giorno della Memoria’.

Fra il 1939 e il 1945 circa 6 milioni di Ebrei vennero sistematicamente uccisi dai nazisti del Terzo Reich con l’obiettivo di creare un mondo più ‘puro’ e ‘pulito’. 

Alla ‘soluzione finale’ (così i nazisti chiamarono l’operazione di sterminio) si arrivò attraverso un processo di progressiva emarginazione degli Ebrei dalla società tedesca. Dalla notte dei cristalli del 8/9 novembre 1938 (durante la quale sinagoghe furono date alle fiamme e i negozi ebraici devastati) alla “ghettizzazione” degli Ebrei.

Le leggi di Norimberga del 1935 legittimarono il boicottaggio economico e l’esclusione sociale dei cittadini ebrei.

 Ad  Auschwitz, Dachau, Bergen Belsen, Mauthausen (ma furono decine e decine i campi disseminati in Europa) giungevano ogni giorno convogli carichi di persone. Dopo la selezione iniziale, che ‘salvava’ temporaneamente coloro che erano in grado di lavorare, una parte veniva inviata direttamente verso la meta cui tutti i deportati erano infine destinati: la camera a gas.

L’apertura di quei cancelli e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono per la prima volta al mondo l’orrore del genocidio nazista. 

Milioni di uomini, donne e bambini perseguitati con le leggi razziali e poi strappati alla loro vita e portati nei lager da dove in pochi sono tornati.  E’ un pezzo agghiacciante della nostra storia che non può essere dimenticata.

TRIBOOK, la nostra rubrica letteraria dedicata ai libri, alla cultura ed ai progetti legati all’istruzione, dedicherà questa settimana alla commemorazione dei questo momento storico. Abbiamo deciso di selezionare i libri che ci hanno emozionato maggiormente: alcuni sono grandi classici, altri un po più sconosciuti, certi sono diventati premi oscar sui grandi schermi e solo pochi sono veri e propri testi che accompagnano l’insegnamento fra i banchi di scuola.

#IL DIARIO DI ANNA FRANK

Durante un viaggio ad Amsterdam ci è capitato di far visita alla casa di Anna Frank. Visto che il diario è noto a tutti, vi racconterò un po’ della mia visita.

la casa di Anna Frank.

Nel manoscritto sono descritti meticolosamente gli ambienti dove vivevano e ritrovarsi in quei luoghi dove un’intera famiglia ebrea si nascondeva per tentare di sopravvivere è stato a dir poco commovente. 

Amsterdam- Il quartiere dove era la “tana”.

È nel momento in cui la sorella di Anna riceve una lettera tedesca di controllo, che la famiglia Frank decide di nascondersi nel rifugio segreto.  

Abbiamo attraversato il passaggio segreto che dava accesso dall’ufficio del padre alla “Tana”: gli ambienti erano angusti e stretti, rigorosamente bui e cupi per nascondere ogni segno di vita. Nella  stanzetta di Anna, che condivideva con lo zio, il padre aveva messo della carta da parati dove con un po di ingegno,  cercava di dare un tono più allegro nonostante la situazione.

La guerra vista con gli occhi di una bambina.

Le cose di sempre che non si possono più fare, leggi restrittive, discriminazione e tanto odio per la diversità.

Mi hanno colpito le scale strette, i pavimenti in legno cigolanti, e tacche dove segnava le varie altezze, gli stickers attaccati alle pareti, tutto era come allora. Con uno specchio abbiamo  avuto la possibilità di “sbirciare” la soffitta, chiusa al pubblico perché molto pericolosa.

Nell’agosto del 1944 vengono scoperti, il diario si interrompe. Si sospetta fu una spiata a denunciare la famiglia clandestina.

Solo quando finirà la guerra, il padre, sopravvissuto ai campi di concentramento scopre quello che la figlia aveva fatto e l’importante traccia storica che aveva lasciato. Decide di pubblicarlo per mostrare a tutti, come con gli occhi di un bambino, veniva vissuta la guerra.

Solo il padre di Anna, tra i clandestini: rimase sempre ad Auschwitz fino alla liberazione  dall’esercito russo il 27 gennaio 1945.

Usciti dalla casa, al piano inferiore, era presente una sorta di “museo” dove era  esposto il diario originale ed altri quaderni che usava Anna. 

C’erano anche dei video di interviste che erano state fatte ad amici della famiglia che appena scoprirono in che campo di concentramento furono deportati, cercarlo di inviare del cibo e dei vestiti ai loro amici.

In uno di questi, una vecchia signora, amica di famiglia, raccontava di recarsi tutti i  giorni all’estremità del campo di concentramento per aspettare Anna. Le tiró una prima volta un fagotto di con del pane e dei vestiti, ma le fu sottratto da altri prigionieri. Allora tornò anche il giorno seguente e finalmente  riuscí a darle il secondo fagotto. Provò a tornare anche il giorno seguente e quello dopo ancora, ma Anna non si presentò più. 

IL diario.

Il mondo rimane esterrefatto di fronte a tanto accanimento:

che male potrà mai aver fatto un bambino ebreo?  

Fulce

(Blogger)

Background Economico, passione per il Marketing e Comunicazione d'impresa, sognatrice da sempre. Ho deciso di fondare l'associazione Triblog per realizzare progetti multidisciplinari e condividere passioni, creatività, idee...

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