_MG_3106(1)

Questo articolo nasce con l’intento ben preciso di fare un po’ di chiarezza sullo stato di salute del nostro mare e dei suoi abitanti.

Siamo proprio sicuri che i nostri comportamenti, seppure in buona fede, siano corretti? Quali accorgimenti possiamo tenere per non arrecare ulteriori danni all’ecosistema e quali sono i comportamenti virtuosi che tutti dovremmo avere quando ci troviamo in spiaggia?
E ancora… che ne sappiamo delle “isole di plastica”? Chi protegge la fauna marina dai pescatori di frodo? Quante specie ad oggi rischiano l’estinzione a causa dell’inquinamento e della pesca intensiva?

 

Abbiamo chiesto aiuto al Dipartimento Scientifico di Sea Shepherd Italia Onlus, che ha risposto alle nostre domande e che ringraziamo per la professionalità e la gentilezza dimostrate.

Sempre più spesso vediamo fotografie di persone che decidono di immortalarsi con delle belle e colorate stelle marine tenute tra le mani. Può farci capire se effettivamente, tirare fuori dall’acqua una stella marina può provocare la sua morte o comunque uno stress molto forte? E se si, a cosa è dovuto?

Risp: Le stelle marine, come gli altri Echinodermi (Crinoidi, Oloturie, Ofiure e ricci di mare), sono dotate di un apparato acquifero che permette loro di deambulare, alimentarsi, respirare ed eliminare i prodotti di azotati di scarto. Si tratta di un complesso sistema di canali interni attraverso i quali scorre costantemente acqua. Estrarre una stella marina dal mare potrebbe compromettere una serie di funzioni vitali che l’animale può compiere solo nel suo ambiente naturale: l’acqua di mare. Influire sulle capacità di movimento, alimentazione e respirazione di un animale significa sottoporlo ad una situazione di stress che, se prolungato nel tempo, ne causa la morte.
Non dimentichiamoci che ogni specie è adattata all’ambiente in cui vive. Le differenze tra un ambiente aereo ed uno acquatico sono tantissime; anche noi se costretti a vivere in acqua non riusciremmo a muoverci come siamo abituati, a mangiare, e non potremmo respirare! 
Inoltre, non sono da sottovalutare le differenze tra acqua salata ed acqua dolce. Le stelle vivono solo in acqua marina e, se messe in acqua dolce, sarebbero sottoposte ad altri tipi di stress fisiologici che nel tempo provocherebbero la morte dell’animale. 
 
 
Una stella marina nel suo habitat naturale, fotografata da Marcello Di Francesco

Una stella marina nel suo habitat naturale, fotografata da Marcello Di Francesco

Oltre alle stelle marine, ci sono molti altri piccoli animali che magari in maniera inconsapevole vengono disturbati o uccisi per mano dell’uomo. Penso ai bambini che giocano tra gli scogli pescando gamberetti, granchietti o altro…. Che non vengono mangiati ma rigettati in mare o peggio ancora portati a casa. Come un vero e proprio passatempo… a cosa sono dovuti questi comportamenti errati secondo il suo parere?

Risp: Questi comportamenti sono probabilmente dovuti alla scarsa conoscenza del mondo animale e naturale; il fatto che un animale sia piccolo e facilmente manipolabile dalle mani di un bambino non significa che non possa soffrire o che non sia importante: tutti gli ecosistemi e gli ambienti naturali sono regolati da delicati equilibri che coinvolgono microorganismi invisibili, animali (dal plankton al gamberetto, dal tonno alla balena), e piante.
Per fortuna quello dell’importanza della conservazione delle specie e della natura è un tema che viene sempre più diffuso; è vero che ci sono specie più a rischio di estinzione rispetto ad altre, ma sarebbe bello che tutti comprendessero che si può fare conservazione nelle piccole azioni quotidiane. Il rispetto delle forme di vita che ci circondano è un buon punto di partenza: il granchietto che incontriamo sugli scogli può subire stress se preso in mano o se messo in un secchiello (in cui l’acqua in estate si riscalda dopo pochi minuti), è decisamente meglio lasciarlo dove lo troviamo e osservarlo nel suo ambiente naturale. 

Può dirci lo stato di salute attuale della flora e fauna marina? Come sono cambiate nel corso degli anni e quanto il surriscaldamento globale ha influito secondo lei e secondo gli studi che sono disponibili ad oggi?

Risp: Lo stato di salute delle specie marine, animali e vegetali, è peggiorato in maniera drastica durante gli ultimi decenni. In un report del 2008 della IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) si stima che siano 3000 le specie marine a rischio d’estinzione; tra queste compaiono tutte le specie conosciute di squali, razze, coralli, cernie, tartarughe, uccelli, e mammiferi marini.
Le maggiori cause che minacciano la biodiversità sono quasi completamente di origine antropica: la degradazione degli habitat, il sovrasfruttamento delle risorse (come la pesca eccessiva e la pesca illegale), l’inquinamento di varia natura, l’introduzione di specie alloctone, e il cambiamento climatico. Con il costante aumento della popolazione umana a livello mondiale nel corso dei decenni, questi fattori si sono intensificati e impattando sempre di più la biodiversità.
Il surriscaldamento globale è solo una delle numerose minacce alla biodiversità, ed è legato all’acidificazione delle acque; le scogliere coralline, che ospitano comunità particolarmente ricche di biodiversità, sono uno dei sistemi più compromessi da questi fenomeni. 

Quali sono attualmente le specie più a rischio? Siamo ovviamente più propensi a pensare ai grandi cetacei, ma … che ci dice dei cavallucci marini!? 

Risp: Purtroppo è difficile focalizzare il discorso su alcune specie: come accennato in precedenza la natura è regolata da delicati equilibri che coinvolgono tutti gli organismi, ai vari livelli della catena alimentare. Inoltre, i fattori che minacciano la biodiversità sono tanti, agiscono a diversa scala ed hanno conseguenze differenti.
Per esempio, la tartaruga marina del Mediterraneo (Caretta caretta), a causa dell’innalzamento delle temperature, negli ultimi 20 anni si è spinta a nidificare le coste italiane (soprattutto calabresi e campane), più a nord rispetto ai siti di nidificazione storici di Grecia e Turchia. Allo stesso tempo questa specie risulta fortemente minacciata dall’inquinamento dei rifiuti di plastica, che vengono confusi per prede, e una volta ingeriti possono causare gravi problemi di salute fino alla morte. Inoltre, anche le reti, le lenze e gli ami da pesca rappresentano una grave minaccia alla sopravvivenza di questi animali che possono rimanere intrappolati. Infine, le fasi di nidificazione e di schiusa delle uova, che avvengono su spiagge sabbiose, risultano compromesse dalla presenza di strutture antropiche e dall’inquinamento luminoso, che attira i piccoli nella direzione sbagliata rispetto al mare. 
Per quanto riguarda i cavallucci marini, attualmente, le specie italiane non risultano in particolare pericolo.

Sappiamo che un altro grande problema sono le enormi isole di plastica negli oceani… può spiegarci brevemente che tipo di danni stanno causando? A livello globale si è iniziato ad affrontare il problema? E’ possibile che la plastica deteriorandosi diventi così piccola da finire nella catena alimentare e se si, con quali conseguenze secondo lei?

Risp: Da qualche anno siamo consapevoli che nei nostri oceani si sono addensate intere isole di rifiuti formate principalmente da plastica (reti da pesca, o rifiuto urbano mal trattato o scaricato dalle navi), questo fenomeno avviene grazie alle correnti causate dalla rotazione terreste e rappresenta solo la parte più evidente del problema.
Considerando che dei 6 tipi di plastica più prodotti al mondo solo 4 galleggiano in acqua salata, è chiaro come le isole galleggianti rappresentino solo una parte del problema. Inoltre la maggioranza dei rifiuti plastici in mare (in peso) è formata da frammenti minori di pochi millimetri. Le isole di plastica sono quindi il modo più diretto e mediaticamente d’impatto per evidenziare una situazione oltremodo critica.
Nel Mediterraneo, ad esempio, non sembrano esserci addensamenti analoghi al Pacifico (per ovvi motivi di spazio) ma per ogni metro quadrato di mare potremmo contare fino ad un kg di plastica (in microframmenti).
I microframmenti, formati dalla fotodegenerazione e dall’azione meccanica, sono entrati nella catena alimentare già da diverso tempo e le conseguenze saranno evidenti nei prossimi anni, a causa della caratteristica dei polimeri di essere spugne nei confronti di olii e sostanze liposolubili come PCB, BPA e diossine (che si aggregano agli oli preferendoli all’acqua in quanto apolari). Questi composti hanno effetti tossici e nocivi nell’organismo. In un frammento di PET (plastica delle bottiglie) lasciato in mare per molto tempo sono state registrate concentrazioni di queste sostanze 100000 superiore all’acqua che lo attorniava.
Non vi sono ad ora progetti su larga scala che possano risolvere il problema ma in fase di studio avanzato molte attività con ottime intenzioni (tipo ocean clean up o l’uso di batteri degradatori).

In vista della prossima stagione marittima, quali comportamenti virtuosi possiamo mettere in atto noi comuni bagnanti?  Ci sono delle norme da seguire per non interferire troppo sul delicato ecosistema marino?

Risp: Una delle norme più importanti da rispettare, da questo punto di vista, è quella del fermo biologico, che consiste in un periodo di fermo pesca per alcune specie in modo da consentire la riproduzione, la crescita dei piccoli e quindi il ricambio generazionale. Pescare femmine gravide o individui troppo giovani significa causare la morte di intere popolazioni o l’estinzione di una specie in pochi anni.
Purtroppo, spesso pescatori e ristoranti trasgrediscono a questa regola, senza curarsi del fatto che se si continua così tra pochi anni non ci sarà più pesce da pescare. I periodi di fermo variano in base alle specie e alla località. Quando si va in vacanza sarebbe molto utile informarsi a riguardo per non contribuire ad alimentare un settore di illegalità. 

La situazione sembra disastrosa,ma abbiamo qualche speranza? Ci sono delle buone notizie?

Risp: Un fatto positivo è sicuramente il crescente interesse nei confronti di tematiche come conservazione, riduzione dell’utilizzo di oggetti in plastica, ecosostenibilità. Come accennato prima si può fare del bene tramite piccole azioni quotidiane: dire di no alla cannuccia di plastica quando si compra una bibita, raccogliere i rifiuti quando si fa una passeggiata sulla spiaggia (dove è consentito dalla legge), ridurre il consumo di pesce, acquistare prodotti locali e a km zero. Insomma non basta pensare positivo ma occorre un impegno concreto e quotidiano per andare a ridurre il contributo che inconsapevolmente tutti diamo all’estinzione delle specie. 
Anche i progetti di conservazione stanno crescendo, sia a livello globale sia locale, proprio grazie al crescente interesse di singoli cittadini che prendono coscienza e scelgono di attivarsi personalmente. 
Non possiamo sapere se queste azioni siano sufficienti a salvare la situazione, ma credo che ne valga la pena provarci: in gioco c’è la sopravvivenza del nostro pianeta e dei nostri figli, se oggi ci giriamo dall’altra parte domani non avremo più nulla da salvare.


Sea Shepherd  è molto attiva a livello globale, come possiamo aiutare i volontari?

Risp: Sea Shepherd da 40 anni si occupa di conservazione tramite azione diretta, andando a contrastare le azioni di pesca e caccia illegali in tutto il mondo. Ogni peschereccio illegale fermato, ogni animale vivo liberato da una rete, ogni sacco di rifiuti raccolto su una spiaggia è una piccola vittoria! Per sostenerci e contribuire attivamente al nostro impegno siamo presenti in Italia e nel mondo, organizziamo spesso pulizie spiagge e tour a bordo delle nostre navi che sostano nei porti del Tirreno e si preparano a sempre nuove battaglie!

Se vuoi sostenerci puoi donare il tuo 5 x 1000 a Sea Shepherd Italia Onlus (codice fiscale: 97560620151), oppure entrare a far parte della Direct Action Crew (DAC) contribuendo alla salvaguardia degli oceani con una donazione mensile! Per rimanere aggiornato su attività e operazioni segui la pagina Facebook Sea Shepherd Italia.

Stelle marine fotografate nel loro habitat naturale: il mare. Preservarlo è compito nostro!

Stelle marine fotografate nel loro habitat naturale. Preservarlo è compito nostro!

 

Ringraziamo il Dipartimento Scientifico di Sea Shepherd Italia Onlus per la bellissima e preziosa intervista e Marcello di Francesco per le foto meravigliose.

 

Ricordiamocelo ragazzi, il cambiamento, siamo noi.

 

Alessandra

 
 
Digiprove sealCopyright secured by Digiprove © 2018 giulia fulceri

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.