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Torna l’aperitivo più rock della Val Di Cornia, e questa volta abbiamo il piacere di fare quattro chiacchere con i Nervature. Band storica della provincia di Livorno, attiva sulla scena dal lontano 2000. Diciotto anni dedicati alla musica, non sono proprio pochi. Se li paragoniamo alla durata media di un gruppo nella scena musicale odierna, sono veramente un’ infinità. Ma prima di sapere che novità hanno in programma, scopriamo meglio..

Chi sono i Nervature?

Andre Corbinelli: classe 1977. Il primo approccio alla musica lo ha con Michael Jackson ed Eros Ramazzotti. Percepisce da subito una grande infatuazione per l’ elettronica. Da bambino, ci spiega, ascoltava spessissimo la radio. A quei tempi non c’erano troppe cose da fare, meno sollecitazioni rispetto ad oggi. Con il passare del tempo inizia ad appassionarsi al rock e alla chitarra, strumento che ad oggi suona. E’ anche la voce dei Nervature.

Alessandro Ferri: suona da circa venticinque anni, ha subito nel corso della sua carriera varie influenze; dal new ave al dark; dal punk inglese al grunge.

Luca Buselli: il batterista del gruppo. Non ha schemi, ascolta la musica a 360°. punk, blues, rock, ma anche jazz…

Giacomo donati: si approccia alla musica nei primi anni 90… spaziando dal metal all’elettronica per i dieci anni successivi. Ha suonato il basso in alcuni gruppi metal locali per un pò, prima di diventare DJ. Con i Nervature si riavvicina alle tastiere ed alla musica live. Entra in formazione più tardi, agli inizi del 2007, ed è diventato presto una figura di sostegno, di rifinitura.

Le origini

“Da ragazzi eravamo molto chiusi, non era nel nostro interesse confrontarci con altre realtà. Anche se nel nostro genere eravamo molto credibili, rimanevamo comunque troppo settoriali. Con il tempo ci siamo evoluti, abbiamo capito che fa bene lasciarsi ispirare anche da altri generi, dalle influenze più disparate.” Così è stato.
La formazione iniziale dei Nervature era quella classica, più semplice e diretta: chitarra, basso, batteria. Giacomo si unisce al gruppo dopo circa sette anni, apportando freschezza e nuove sonorità: tastiere e arrangiamenti elettronici che donano alla band un’essenza in più.

Galeotto fu il Tom Tom (che era un locale, non un sistema gps)

Anno 2000. Alessandro in quel periodo suonava spesso con Luca, per sostituire il suo bassista. In una notte di baldoria allo storico “Tom Tom” è proprio Luca a comunicargli che la sua band si stava sciogliendo. L’idea di formarne una nuova nasce praticamente spontanea. “L’idea con cui nascono i Nervature non è di sfondare a tutti costi, infatti siamo rimasti per 10 anni nel nostro fondo a partire idee e come mi piace dire ‘ a darci ragione” ci dice Ale, che prosegue: “Ci siamo fatti anche un tatuaggio. Si, è una specie di spermatozoo: tutt’oggi non ha una forma precisa e delineata, un po’ come noi. Volevamo dare una forma a qualcosa che stava nascendo, che si stava insediando. Un po’ come un seme.”

Non pensate di fare questo casino o vi sparo

Una storia incredibile ma noi abbiamo le prove…

L’aneddoto che abbiamo adorato è sicuramente la storia del tizio che viveva a Suvereto e che un pomeriggio, durante il sound check si avvicina e con fare minaccioso minaccia i tre ignari ragazzi che di lì a poco avrebbero suonato: “Non penserete di fare tutto questo casino stasera o vi sparo!”

La minaccia viene presa sotto gamba, non poteva fare sul serio! Sparare sarebbe una cosa seria! Ci sparerebbe mai a 3 giovani musicisti? Ebbene si, fu di parola! è capitato anche questo: durante il concerto il simpatico signore perse la testa e sparò tre fucilate dalla casa che dava sulla strada ( colpendo di striscio anche alcuni spettatori). L’avvenimento fu epico: finirono sul giornale e le seguenti locandine furono ispirate a questo episodio.

“Quando si trattò di ripetere lo spettacolo l’anno dopo al solito locale, per errore ci fecero montare tutta l’attrezzatura da un’altra parte, ma dopo poco che si scoprì essere anch’essa di proprietà del famoso signore dal grilletto facile. Al che, visto i precedenti ci dovemmo spostare ancora più avanti, dall’atra parte della strada. Una situazione surreale:tra noi ed il bar c’era la strada con le macchine che passavano..che tempi!”

 

Nervature: istruzioni per l’uso

Non si sono mai prefissati un genere vero e proprio. Non hanno un unico stile che li rappresenta. Questo aspetto è molto penalizzante soprattutto in termini discografici perché categorizzare è essenziale. Appartenere ad un certo cluster musicale aiuta sì ad identificare chiaramente i generi ed a massimizzare le vendite, ma non li hamai rappresentati.

“Abbiamo registrato ufficialmente 2 album, tecnicamente centinaia di pezzi. Il primo, uscito nel 2005, intitolato “NON-Non Odiare Non” è stato un disco nato  ‘di pancia’ dove, con la chitarra acustica, si creavano dei reef ad hoc per dare un appeal maggiore. È e rimane il disco a cui siamo più affezionati,” ci spiegano.
“Il secondo “Rock Criminale” invece, è un disco più studiato a tavolino, nel senso letterale del termine: abbiamo studiato maggiormente il modo e l’espressione del messaggio che volevamo comunicare.”

Un consiglio per i giovani?

Siate curiosi.

“Quando eravamo noi i giovani, la ricerca della buona musica era più difficile; si doveva frequentare ambienti giusti; si doveva conoscere la gente giusta, non come ore che con l’avvento di internet l’accesso ai canali musicali è libero a tutti. Questa liberalizzazione del mercato ha portato con il tempo anche ad un accesso indiscriminato dei produttori di musica: fare musica non costa più nulla, tutti la possono fare, tutti la possono scaricare.”

Prima “fare musica” voleva dire fare registrare in una sala prove, incidere dei cd, i costi erano decisamente più alti.

Oggi ci vuole più impegno per trovare qualcosa di buono. Oggi abbiamo tutto a disposizione, milioni di canzoni in un click: diciamocelo, la musica in generale la si trova in abbondante quantità. Ma la qualità è quella che fa la differenza e ci vuole impegno e dedizione per carpire i piccoli segnali dei gruppi che portano qualcosa di nuovo: questa è la curiosità di cui parlo. 

Anche l’approccio al consumo è decisamente cambiato: se prima si acquistava un cd intero che aveva un’ideologia, un filo logico, un pensiero che esprimeva, delle frasi che avevano un senso, una tematica, adesso l’ascolto si limita più al singolo. Così come la scelta dei brani: se dopo 30 secondi non parte il ritornello orecchiabile, un pezzo non è radiofonico. Il timing è cruciale e la durata dei brani uguale: un conto sono i Pink Floyd, un conto siamo noi.

Dove sta la verità? Qual’è la regola giusta?

Poiché non abbiamo inseguito il successo ma la passione,sicuramente noi abbiamo trovato la nostra dimensione.

Lo sviluppo dei canali di comunicazione è diventata un’arma a doppio taglio: ha reso accessibile a tutti la musica, ma ha reso la la ricerca della musica stessa meno studiata, meno intensa. Spesso poi ci lasciamo trascinare dalla musica, dai generi che ci vengono ‘propinati’ dall’industria musicale e che non sempre rispecchiano la voce interiore a cui vogliamo dare sfogo.

Così come le nostre produzioni, nella nostra musica noi parliamo di quello che abbiamo dentro, dalla musica di denuncia sociale, alla ribellione ed inquietudine.Tre prove alla settimane per quasi 18 anni: la nostra è stata una vita trascorsa insieme. Abbiamo condiviso i momenti in cui la fidanzata di turno ci lasciava, le sbronze, i nervosismi: insieme siamo cresciuti, ci siamo completati.

Obiettivi per il futuro?

“Sicuramente non farsi sparare ancora!! A parte gli scherzi… mantenere la nostra integrità.

Il mercato delinea degli schemi ben precisi: per il successo i passi da fare sono ben chiari e tante volte si deve rinunciare un po’ alla propria personalità, alla propria natura per assecondare le preferenze dei follower del momento. Noi abbiamo la nostra identità e sarà perché siamo stati influenzati dalla ribellione degli anni 80′, sarà che siamo radicati nelle nostre realtà, oppure siamo solo degli instancabili sognatori…ma in questo futuro non scenderemo sicuramente a compromessi e continueremo ad assecondare quello che ci fa andare avanti: la nostra passione.
Nella speranza che anche gli artisti di domani possano avere la fortuna di fare quello che li fa stare bene, che possano produrre dei brani con il cuore come abbiamo fatto noi, siamo fiduciosi che il nostro lavoro possa ispirare qualcuno. Possa scuotere qualche animo irrequieto.”

I Nervature saranno ospiti al Connessioni Festival

 

 

 

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